Visualizzazione post con etichetta Salute. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Salute. Mostra tutti i post

giovedì 23 novembre 2017

Arya rileva la qualità dell’aria domestica e aiuta a migliorarla

L’inquinamento è una questione molto preoccupante che affligge le città di ogni angolo del Pianeta.
Ultimamente nel Nord Italia la situazione si è aggravata, con Torino detentrice della maglia nera per quanto riguarda i livelli di polveri sottili raggiunti.
E proprio dal capoluogo piemontese arriva una novità: Arya.

Nell’I3P (Incubatore Imprese Innovative del Politecnico di Torino), all’interno del percorso Treatabit, si trova la start-up Nova Smart Home, che progetta dispositivi intelligenti per la casa.
Spesso ci si dimentica che l’inquinamento non si trova solo all’aria aperta, ma anche all’interno degli edifici.
Per conoscere e cercare di migliorare la situazione degli ambienti in cui viviamo, Nova Smart Home ha ideato Arya: si tratta di un dispositivo in grado di raccogliere dati come la luminosità, l’umidità, la temperatura, il rumore, il CO, la CO2, i VOC (composti organici volatili). In questo modo si può monitorare la qualità dell’aria, l’inquinamento in una stanza.
Gli utenti possono comunicare con il congegno tramite voce, grazie ad un microfono integrato.  
Inoltre, Arya interagisce con eventuali altri dispositivi connessi e offre suggerimenti per apportare migliorie.
Si possono controllare i valori anche quando non si è in casa, grazie alla app da installare nello smartphone.


Per restare in contatto con la start-up e i suoi progetti: www.novasmarthome.com 


         

lunedì 6 novembre 2017

Parigi: stop auto a benzina dal 2030


Parigi, la Tour Eiffel avvolta dallo smog
Smog. Tour Eiffel, Parigi


Pochi mesi fa, il governo francese ha annunciato il divieto di vendita di auto alimentate a benzina e a gasolio entro il 2040. (Francia: il piano per ridurre l’inquinamento atmosferico)

Parigi ha scelto di accelerare i tempi anticipando la svolta verso una mobilità più sostenibile di un decennio. Al momento, non si tratta di un vero e proprio divieto, ma di un traguardo che l’amministrazione parigina crede fermamente di poter raggiungere entro il 2030.
L’idea di Anne Hidalgo, sindaco della capitale francese, è addirittura di bandire le auto diesel prima dei Giochi Olimpici del 2024.

La decisione di affrettare l’addio alle auto a benzina e a gasolio è dovuta alla salute dei cittadini.
Questo è un problema che ormai riguarda ogni parte del globo. I livelli di inquinamento atmosferico e di polveri sottili peggiorano sempre più, provocando disturbi che vanno dal bruciore di occhi e gola a patologie ben più gravi, che colpiscono fin dalla giovane età. Sempre più diffusi sono i casi di asma anche tra i bambini e le malattie respiratorie.
Le stime dei decessi nei vari Paesi dovuti all’inquinamento sono ogni anno più alte e allarmanti. 
Molte città e intere Nazioni stanno cercando di porre un freno all’attuale situazione indirizzando le proprie politiche verso soluzioni più ecologiche e rispettose di quell’ambiente che stiamo distruggendo, con conseguenze spaventose non solo per la Terra ma anche per noi stessi, per ogni singolo individuo.

L’amministrazione parigina si è prefissata come obiettivo la riduzione dei gas serra in tempi relativamente veloci e per questo alcune aree della città sono state pedonalizzate, vietando così la circolazione dei veicoli; sono state istituite giornate ecologiche (senza auto) e sono previste sanzioni per chi guida mezzi di oltre vent’anni. Inoltre, Anne Hidalgo ha intenzione di sviluppare ulteriormente i servizi di mobilità pubblica e di bike e car sharing.
A tutto questo si aggiunge il nuovo progetto, che prevede appunto di dire basta ai veicoli a benzina e a gasolio entro il 2030 e di vietare la circolazione dei diesel già nel 2024, anno in cui Parigi ospiterà le Olimpiadi estive.
La questione inquinamento incombe e la città non può e non vuole più aspettare.

     


sabato 2 settembre 2017

Cibi pronti: una pericolosa comodità

I cibi pronti sono considerati una grandissima comodità dalla maggior parte delle persone. Tra lavoro, studio e impegni di ogni genere, in quanti trovano il tempo e la voglia di prepararsi tutto in casa? E così riempiamo i carrelli della spesa con merendine confezionate (brioches, biscotti, dolcetti vari), gustosi cibi surgelati già pronti (bastano pochi minuti di cottura e abbiamo un bel piatto di pasta con condimenti vari, secondi, contorni e chi più ne ha più ne metta).
Tutto fantastico... almeno all’apparenza. Già, perché in realtà di solito questi cibi non sono il massimo per il nostro organismo. Sono ricchi di additivi spesso nocivi e abbastanza inutili: abbiamo proprio bisogno di avere un pacco di brioches che scade dopo mesi e mesi? O di una cosa talmente perfetta nell’aspetto, ma che magari non ha neanche un sapore entusiasmante, da sembrare finta?

Inoltre, per la loro realizzazione solitamente vengono preferiti ingredienti che costano meno, pieni di pesticidi o grassi saturi, in modo da avere un guadagno maggiore... la nostra salute intanto ci perde, così come il portafogli, dato che anche i cibi con ingredienti scadenti o dannosi non vengono di certo regalati.

Avete mai notato, ad esempio, tra gli ingredienti una serie di "E" seguita da numeri? Con quelle sigle vengono indicati gli additivi.
I numeri tra 100-199 si riferiscono a coloranti; tra 200-299 a conservanti; tra 300-399 ad antiossidanti e correttori di acidità; tra 400-499 ad addensanti, stabilizzanti ed emulsionanti; tra 500-599 a regolatori di acidità e antiagglomeranti; tra 600-699 ad esaltatori di sapidità; ecc.. 

Alcuni additivi sono naturali, ma molti sono chimici.
Sono proprio tutti necessari? Un tempo le nonne e le mamme preparavano tutto in casa, al naturale, con ingredienti semplici e, paradossalmente, oltre ad essere tutto più genuino era anche più buono.  

Adesso invece assumiamo ogni giorno, o quasi, ingredienti anche altamente nocivi. È il caso, ad esempio, degli additivi E320 e E321 (Gli additivi E320 e E321 (butilidrossianisolo o BHA e butilidrossitoluene o BHT)).

L’elenco di sostanze che ingeriamo che provocano anche solo piccoli disturbi quotidiani è davvero vasto. Mi riferisco a bruciore di stomaco, nausea, irritazioni al tubo digerente e via dicendo... Tutte cose che, oltre ad essere fastidiose nel momento in cui le proviamo, a lungo andare possono danneggiare più seriamente il nostro corpo.


Come mai i produttori usano regolarmente questi ingredienti, non dovrebbero essere illegali? No, è tutto nella norma. Alcune sostanze, nel corso degli anni, hanno subito divieti o limitazioni in seguito a studi approfonditi; altre sono ancora sotto esame.
Generalmente, vengono stabiliti dei limiti nel dosaggio: per fare il tale prodotto si può usare al massimo tot di quell’ingrediente. Rispettando queste quantità la sostanza non dovrebbe provocare particolari danni all’organismo.
Veniamo però ai punti chiave:
1. Se mangio più alimenti (magari a mia insaputa, perché non sono tenuta/o a conoscere tutto il mondo degli additivi) che contengono il tale additivo, supero facilmente la dose massima giornaliera ritenuta “innocua”.  
2. Si conoscono i “difetti” dei singoli ingredienti, ma più additivi insieme (le varie portate di un pasto o comunque i vari cibi che si mangiano nel corso di tutta una giornata) come interagiscono tra loro? Altro problema.  
3. Quest’ultimo punto, infine, è molto soggettivo. A me, personalmente, poco importa di una dose giornaliera considerata sicura: se una sostanza è classificata come nociva, mi provoca fastidi digestivi, irritazioni e in alcuni casi può addirittura essere cancerogena, preferirei non assumerne neanche una particella minuscola. 


Purtroppo, nel mondo moderno è praticamente impossibile evitare del tutto l’assunzione di additivi, pesticidi e altre cose insalubri; però possiamo informarci, leggere attentamente le etichette, preferire i prodotti biologici quando è possibile e fare tante altre piccole cose per cercare almeno di ridurre la quantità quotidiana di queste sostanze.


     

sabato 26 agosto 2017

Volvo: addio auto tradizionali, dal 2019 solo ibride ed elettriche

Volvo, casa automobilistica svedese rilevata dal produttore di auto cinese Geely nel 2010, ha da poco dichiarato il suo addio alle auto tradizionali: a partire dal 2019, infatti, fabbricherà esclusivamente veicoli ibridi o elettrici.

Nei prossimi anni verranno lanciati cinque modelli elettrici, tre dei quali del marchio Volvo e due del partner Polestar.
Entro il 2025 la casa automobilistica svedese conta di mettere sul mercato un milione di vetture.  

Questa decisione rivoluzionaria guarda al futuro: è infatti crescente la richiesta di mezzi sostenibili e sempre più Paesi stanno pianificando il passaggio dai motori a benzina e diesel ai veicoli elettrici, con l’obiettivo di avere città più pulite attraverso la riduzione delle emissioni nocive.

Volvo è il primo grande produttore automobilistico a compiere una scelta simile e questo, unito ai potenziali margini di crescita del settore elettrico, potrebbe rivelarsi una spinta per le altre grandi aziende a credere e investire maggiormente in questo tipo di veicoli in tempi più brevi.


     

venerdì 18 agosto 2017

Regno Unito: dal 2040 solo auto ad emissioni zero

Auto in mezzo al traffico


Poco tempo dopo la Francia (Francia: il piano per ridurre l’inquinamento atmosferico), anche il Regno Unito annuncia la data di addio alle auto a benzina e gasolio. E anche in questo caso il divieto di vendita scatterà nel 2040.

L’obiettivo è quello di migliorare la qualità dell’aria che, a detta del governo, sta mettendo in serio pericolo la salute dei cittadini.
Secondo alcuni dati, infatti, nel Regno Unito gli elevati livelli di inquinamento atmosferico provocano ogni anno il decesso di circa 40000 persone, di cui 9000 a Londra.

Il provvedimento prevede il divieto di vendita di veicoli con motore a benzina o diesel, inclusi i modelli ibridi, a partire dal 2040 e, inoltre, dal 2050 potranno circolare esclusivamente mezzi a zero emissioni, ossia a idrogeno o elettrici.

Sono anche stati stanziati dei fondi destinati al miglioramento della viabilità in generale, alla creazione di nuove piste ciclabili, all’uso di autobus ecologici.


    

lunedì 31 luglio 2017

Francia: il piano per ridurre l’inquinamento atmosferico


Dettaglio di un'auto


All’inizio di luglio, il ministro francese Nicolas Hulot ha reso noto il piano per abbattere le emissioni nocive che rendono l’aria irrespirabile.

Il primo punto prevede che entro il 2040 non possano più essere vendute auto alimentate a benzina e a gasolio.
L’obiettivo finale, però, è di riuscire ad avere in circolazione solo mezzi ad emissioni zero entro il 2050.

Per andare incontro ai cittadini, il ministro ha assicurato che verranno messi a disposizione degli incentivi per chi sostituirà auto molto vecchie a benzina o diesel.

Inoltre, tra i vari provvedimenti in programma, saranno vietati permessi per l’estrazione di petrolio nel Paese, verrà ridotta la quota di produzione di energia nucleare e, entro il 2022, è prevista la chiusura delle centrali a carbone.


     

domenica 14 maggio 2017

Gli additivi E320 e E321 (butilidrossianisolo o BHA e butilidrossitoluene o BHT)

Ogni giorno prendiamo dagli scaffali del supermercato cibi di cui non leggiamo neanche le etichette degli ingredienti. La verità è che spesso leggerle o non leggerle è la stessa cosa, perché non siamo informati su cosa si celi realmente dietro le varie sigle o i vari nomi che compongono il nostro prelibato pasto o spuntino.

Per la maggior parte della mia vita ho fatto così anch’io: compravo senza sapere cosa mangiavo. Pian piano, però, ho cominciato a prestare attenzione agli articoli sui giornali e agli approfondimenti su questi argomenti ed è tutto cambiato: ho iniziato ad informarmi seriamente su tutto il possibile, a volte scoprendo anche cose assurde (almeno secondo me).
Quindi adesso cerco di eliminare o comunque ridurre al minimo il consumo degli ingredienti più nocivi.

Un esempio di cui voglio parlare riguarda gli additivi E320 e E321, impiegati nel settore alimentare, ma anche in quello cosmetico e farmaceutico.

Il butilidrossianisolo, conosciuto anche come BHA o E320, viene usato nell’industria alimentare come antiossidante per evitare l’irrancidimento dei prodotti. Si trova nelle gomme da masticare, nei biscotti, negli gnocchi di patate (e anche nei preparati per farli), nelle barrette di cereali e in molti altri alimenti.
Secondo vari studi eseguiti, questo additivo contribuisce ad aumentare il colesterolo cattivo, distrugge sostanze come la vitamina D, può irritare gli occhi, la pelle e le mucose, ed è stato classificato come probabile cancerogeno.
In molti Paesi è vietato usarlo negli alimenti per bambini.  

Il butilidrossitoluene, noto anche come idrossitoluene butilato, BHT o E321, presenta caratteristiche simili, si trova nelle stesse tipologie di alimenti e può provocare, tra le varie cose, danni epatici.  

Come ho scritto in precedenza, questi due pericolosi additivi trovano impiego anche in campo farmaceutico e in quello cosmetico, quindi bisogna prestare sempre molta attenzione alle etichette. Ho trovato il BHT anche tra gli ingredienti del balsamo per capelli di famose marche.   

Ci si può domandare per quale motivo si possano usare tranquillamente sostanze del genere. La risposta è semplice: è tutto legale, ovviamente; vengono stabilite delle dosi massime che il corpo umano può assumere senza subire particolari danni e in base ad esse viene elaborato un prodotto.
Il problema è che una persona può, in un solo giorno, prendere un medicinale, usare qualche cosmetico e mangiare più cose contenenti questi additivi, accumulando, così, varie dosi della stessa sostanza nell’organismo e superando, con ogni probabilità, la quantità massima prevista.


  

giovedì 11 maggio 2017

I numerosi benefici del frutto del melograno


Melagrana sull'albero


Quello che chiamiamo comunemente melograno in realtà è il nome della pianta, mentre il suo frutto è la melagrana.
L’albero del melograno è originario dell’Asia.
Fin dall’antichità la pianta e i suoi frutti vengono considerati simboli di prosperità, fertilità, longevità e fortuna.  

In ogni frutto ci sono centinaia di semi legnosi, chiamati arilli, separati da membrane e circondati da una polpa che va dal bianco al rosso in base alla varietà e al grado di maturazione, e che può essere dolce oppure più o meno acidula.

La melagrana è ricca di vitamine (A, C, E, K, del gruppo B) e di sali minerali (potassio, fosforo, calcio, magnesio, sodio, ferro, zinco, rame, manganese).

Frutto del melograno aperto


Contiene considerevoli quantità di polifenoli, che svolgono una preziosa azione antiossidante. Aiutano a preservare la salute, osteggiando vari disturbi e patologie, e a prevenire l’invecchiamento precoce. Contrastano l’eccessiva produzione di radicali liberi, causati ad esempio da inquinamento, stress, fumo, radiazioni.
Le proprietà antiossidanti del frutto del melograno sono superiori a quelle del tè verde e del vino rosso.

Il suo consumo giova all’apparato cardiovascolare grazie alle proprietà anticoagulanti, che riducono la formazione di placche nelle arterie. Abbassa i livelli di colesterolo cattivo (LDL) e la pressione sanguigna.

Si possono mangiare i chicchi oppure si può spremere il frutto: in quest’ultimo caso, però, bisogna ricordare che il succo si altera in fretta, perdendo di conseguenza alcune proprietà, e quindi va bevuto subito dopo la spremitura. 

Sono molteplici, dunque, i benefici forniti da questo frutto. Un pieno di vitamine, sali minerali e antiossidanti che aiuta a prevenire patologie cardiovascolari, ha proprietà antinfiammatorie, contrasta l’invecchiamento cellulare, aiuta a rinforzare l’organismo e a prevenire i malanni stagionali (raffreddori e influenze), regolarizza l’intestino grazie alle proprietà astringenti, secondo alcune ricerche allevia i disturbi causati dalla menopausa, per vari studi in fase di approfondimento è utile nella prevenzione di alcuni tipi di tumore (ad esempio al seno, ai polmoni, alla prostata).



martedì 9 maggio 2017

La comunità degli Ikebiri denuncia l’Eni a causa del petrolio

La piccola comunità nigeriana degli Ikebiri ha denunciato la famosa multinazionale italiana Eni.
Il motivo riguarda un incidente risalente al 2010, quando un guasto all’impianto estrattivo della Naoc (Nigerian Agip Oil Company, società tramite la quale Eni opera nel Paese) ha provocato la fuoriuscita di petrolio nella zona in cui vivono gli Ikebiri, il Delta del Niger.
Le conseguenze sul territorio sono state enormi, come si può immaginare: contaminazione dei corsi d’acqua (con il doppio problema acqua + pesca), delle foreste, dei campi dedicati all’agricoltura... 
   
L'Eni ha ammesso il fatto, ma afferma di aver ripulito l’area, anche se manca una documentazione al riguardo.
La comunità ha deciso di denunciare l’azienda per ottenere la totale pulizia del luogo con una adeguata bonifica e per avere un risarcimento danni.
L’idea della multinazionale di cavarsela con un risarcimento equivalente a qualche migliaio di euro è andata a vuoto, quindi sarà il tribunale a valutare la situazione e ad emettere un verdetto. 

In realtà, le fuoriuscite di petrolio nella zona del Delta del Niger sono frequenti e le popolazioni che risiedono in quei territori sono costrette a subire effetti devastanti sulla propria pelle, nelle acque e nelle terre che coltivano, provocati da un business fuori controllo imposto dai giganti del settore. 

     

sabato 29 aprile 2017

La curcuma: una radice, numerosi vantaggi


Curcuma radice e polvere


La curcuma, chiamata anche “zafferano delle Indie”, è una radice molto usata nella cucina indiana e orientale.
Fin dall’antichità ha trovato largo impiego anche come medicina naturale nei Paesi asiatici, grazie alle molteplici proprietà di cui è dotata.

Negli ultimi tempi anche nei Paesi occidentali si sta diffondendo sempre più l’uso della curcuma non solo come spezia, ma anche come aiuto per la salute.

La curcuma, ad esempio, è un ottimo antinfiammatorio. Questa proprietà, in combinazione con quella di alleviare il dolore, la rende efficace per chi soffre di artrite.
Utilissima, dunque, per attenuare le infiammazioni che interessano le varie parti del corpo e per i dolori articolari.  

Grazie alle sue caratteristiche rinforza il sistema immunitario e l’intero organismo, depura il fegato ed è considerata un buon digestivo. Possiede, inoltre, effetti positivi contro il diabete. 

Questa spezia è anche un efficace antiossidante, combatte quindi i radicali liberi e le conseguenze derivanti dalla loro produzione eccessiva (ad esempio invecchiamento e danneggiamento cellulare).

Pare, oltretutto, che sia un buon cicatrizzante, un rimedio per la guarigione della pelle.

Ha proprietà benefiche per il cervello, è un aiuto per la memoria e, in generale, per le funzioni cognitive.
Quante volte capita un periodo di forte stress in cui non riusciamo a concentrarci e a ricordare le cose? In questi casi la curcuma può rivelarsi un prezioso alleato.
Inoltre, secondo alcuni studi, la curcuma è in grado di rallentare l’azione neurodegenerativa in malattie come l’Alzheimer.

Le ricerche dimostrano anche che questa spezia possiede proprietà antitumorali. Pare che in alcuni tipi di tumore riesca a bloccare lo sviluppo delle cellule cancerose e che in alcuni casi potrebbe essere impiegata come supporto, insieme alle terapie attualmente in uso.

Ci sono anche alcune controindicazioni:
- sarebbe preferibile consultare il medico prima di prenderla se si hanno problemi di calcoli o alle vie biliari.
- è un anticoagulante, favorisce la fluidificazione del sangue, perciò bisogna tenerne conto nel caso si soffrisse di qualche problema correlato o si assumessero farmaci che svolgono la stessa funzione.
- non si deve esagerare con il dosaggio giornaliero per non incorrere in malesseri come nausea e acidità gastrica.
- essendo un potente antinfiammatorio va evitata se si stanno prendendo medicinali con funzione analoga (ad esempio l’aspirina), altrimenti si rischia un sovradosaggio.

Se si usa la polvere, ottenuta dalla macinazione della radice, la dose giornaliera consigliata è all’incirca 2 cucchiaini o un po’ meno di un cucchiaio.
È importante sapere che il nostro organismo ha difficoltà ad assorbirla, di conseguenza, per usufruire al massimo dei suoi benefici, occorre assumerla insieme ad un pizzico di pepe nero o ad un grasso, come l’olio.

Altrimenti si può fare ricorso agli integratori a base di curcuma, che con il tempo trovano sempre più spazio nei negozi. 

    

domenica 23 aprile 2017

Il biossido di titanio nei settori cosmetico e alimentare

Il biossido di titanio viene usato nel settore cosmetico (con le denominazioni CI 77891 e Titanium Dioxidee nel settore alimentare (additivo E171).

La prima volta in cui ho letto qualcosa su questo additivo è stata nel campo cosmetico: stavo cercando informazioni approfondite sulle creme solari, che dovrebbero proteggere il nostro corpo. Sì, ma allo stesso tempo lo danneggiano, senza che la gente se ne renda conto, proprio perché ci si fida di prodotti studiati appositamente (almeno in teoria) per la nostra salvaguardia (Creme solari: filtri chimici e filtri minerali).
Tra gli ingredienti che le compongono possiamo trovare nanoparticelle di biossido di titanio. Servono ad esempio a rendere più fluida la crema, ma al tempo stesso possono provocare danni alla salute. 
In forma di nanoparticelle, infatti, il biossido di titanio penetra facilmente nella circolazione sanguigna e secondo alcuni studi causerebbe danni ai cromosomi e alla catena del DNA. È stato classificato come possibile cancerogeno.

Bisogna fare attenzione, quindi, alle etichette: personalmente ho trovato scritto “Titanium Dioxide (NANO)” come secondo ingrediente (il primo era l’acqua) anche in un latte solare eco biologico!

Il biossido di titanio viene usato anche ad esempio nei saponi, nelle creme per il viso, nei trucchi, nei dentifrici, negli sbiancanti per i denti e nelle vernici.

Per quanto riguarda il settore alimentare, l’E171 trova largo impiego come colorante soprattutto nei dolciumi, dalle caramelle ai panettoni farciti. 

Tutti i test realizzati fino a questo momento sono stati fatti su animali, quindi, non conoscendo di preciso gli effetti sull’uomo, sono in svolgimento ricerche sempre più approfondite per valutare meglio la situazione e stabilire eventuali limitazioni nel suo impiego. Attualmente, infatti, i produttori possono ricorre a questo ingrediente senza alcun limite di dosaggio.


     

giovedì 13 aprile 2017

Le noci: un aiuto per il cuore e per l’intero organismo


Noce, frutto ricco di proprietà


Le noci sono un frutto molto calorico, ma ricco di buone proprietà.
Contengono tanti grassi, ma quelli insaturi, che fanno bene al nostro organismo. Ad esempio, sono una preziosa fonte di acidi omega 3.

Le noci offrono un’ampia gamma di vitamine, tra le quali spiccano la vitamina E, la vitamina A e le vitamine del gruppo B.

Sono anche ricche di arginina, un amminoacido che aiuta a dilatare i vasi sanguigni, e di sali minerali, ad esempio calcio, ferro, magnesio, potassio, rame, sodio, zinco.

Contengono grandi quantità di antiossidanti.

Ovviamente, come per ogni cibo, bisogna sempre fare attenzione alle quantità: riempire il piatto di gusci di noci non può fare bene, ma mangiarne 3 o 4 al giorno assicura benefici al sistema cardiovascolare, alla regolazione della pressione sanguigna e dei livelli di colesterolo.

Naturalmente, il tutto è valido quando è a supporto di una dieta equilibrata e di uno stile di vita sano.



martedì 28 marzo 2017

Creme solari: filtri chimici e filtri minerali

Al giorno d’oggi, è risaputo che i raggi ultravioletti rappresentano un pericolo per la salute e che bisogna fare il possibile per evitarli.
Nei periodi più caldi dell’anno, quando il sole scalda e brucia di più, i medici consigliano sempre di non esporsi in certi orari della giornata, ma anche quando il sole non sembra così caldo da scottarci non si deve abbassare la guardia, perché i raggi ultravioletti sono onnipresenti, anche nelle giornate nuvolose, e per questo bisogna proteggersi. 
I raggi UVA danneggiano la cute, favorendone anche l’invecchiamento precoce.
Ai raggi UVB si devono scottature, colpi di sole e tumori della pelle.

Per ripararci dai raggi UV solitamente ricorriamo ad una protezione solare, ma bisogna sceglierla con attenzione, perché alcuni ingredienti risultano dannosi sia per l’uomo sia per l’ambiente.

I filtri contenuti nelle creme solari si distinguono in chimici e minerali.
I primi assorbono i raggi UV, mentre i filtri minerali, o schermi fisici, riflettono la luce del sole. In ogni protezione possiamo trovarne un tipo o l’altro, oppure entrambi.

I filtri chimici, oltre a costituire una minaccia per l’ambiente, sono nocivi per la salute dell’uomo: alcuni di essi risultano tossici, sono interferenti endocrini e possono provocare allergie o sensibilizzazione.

Di conseguenza, è preferibile scegliere prodotti con filtri minerali, ma anche in questo caso occorre fare attenzione: alcuni solari, infatti, contengono nanoparticelle di biossido di titanio e di ossido di zinco, utilizzate ad esempio per rendere le creme più fluide e spalmabili ed eliminare i tipici residui bianchi sulla pelle. Queste sostanze, però, penetrano con facilità nella circolazione sanguigna e sono tuttora sotto osservazione da parte degli scienziati: alcuni studi effettuati su animali dimostrerebbero che il biossido di titanio sotto forma di nanoparticelle è un possibile cancerogeno che causa danni ai cromosomi e alla catena del DNA; altre ricerche affermano che l’inalazione di nanoparticelle di ossido di zinco provoca infiammazioni ai polmoni.
Attenzione, quindi, se tra gli ingredienti di una protezione solare leggete “Titanium Dioxide (NANO)” o “Zinc Oxide (NANO)”.

Come per qualsiasi crema e cosmetico, inoltre, è consigliabile evitare prodotti contenenti, ad esempio, metalli pesanti (come Cobalto, Cromo e Nichel), profumi sintetici, parabeni, siliconi, coloranti sintetici e petrolati.