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martedì 10 ottobre 2017

Nelle Filippine sorgerà l’eco-resort Nautilus

La biodiversità marina offerta dalle 7641 isole e dai 266000 chilometri quadrati di coste delle Filippine è incredibile. Ed è in pericolo.
Il turismo sfrenato e irresponsabile, l’inquinamento sempre più in espansione e devastante (con enormi quantità di plastica a soffocare flora e fauna), l’eccessivo sfruttamento della pesca e il cambiamento climatico in generale stanno distruggendo l’ecosistema e mettendo a dura prova quello che rimane.

Per cercare di proteggere e rispettare quei luoghi, l’architetto belga Vincent Callebaut ha progettato il Nautilus Eco-Resort.
Sorgerà nell’arcipelago di Palawan e sarà interamente costruito con materiali riciclati presenti in loco.
Nel rispetto di un’ottica anti-spreco, i rifiuti prodotti verranno riutilizzati in seguito ad un processo di trasformazione in nuove risorse.
L’idea prevede che il Resort sia autosufficiente sia dal punto di vista energetico sia da quello alimentare, grazie all’uso di fonti rinnovabili e della permacultura.
Le facciate e i tetti saranno ricoperti da piante e pannelli fotovoltaici. L’energia prodotta in eccesso verrà distribuita alla popolazione locale, in modo tale da renderla autosufficiente.

Il Nautilus sarà costituito da 12 alberghi a forma di conchiglia, caratterizzati da spazi espositivi nei piani inferiori nei quali verranno illustrate le problematiche socio-culturali e ambientali dell’area, e da altrettante torri a spirale, che ospiteranno gli appartamenti. L’elemento distintivo di queste torri è che ruoteranno sul proprio asse durante la giornata, per seguire i movimenti, e quindi la luce, del sole.
Oltre agli appartamenti e ai piccoli hotel, è prevista la presenza di un centro di ricerca, un centro sportivo, una base nautica e una scuola elementare.
Gli edifici saranno collegati tra loro formando una spirale che ricorda la natura: le piante, le conchiglie, l’armonia.


Per vedere le belle foto del progetto e scoprire ulteriori dettagli: www.vincent.callebaut.org 


            

domenica 17 settembre 2017

Sudafrica: condanna a 20 anni per un bracconiere di rinoceronti


Rinoceronte con cucciolo nella natura


Mapoyisa Mahlauli, trentenne originario del Mozambico, è stato arrestato nel 2016 in Sudafrica, nel Kruger National Park. L’uomo aveva con sé un fucile e corni di rinoceronte. Era in compagnia di un complice, riuscito a fuggire.

Pochi giorni fa, l’accusa di bracconaggio si è trasformata in una condanna a 20 anni di carcere.
Per la polizia locale questa sentenza è un messaggio deciso diretto a tutti i potenziali bracconieri.

In Sudafrica si trovano circa 20000 rinoceronti, che costituiscono l’80% della popolazione mondiale, e ogni anno circa un migliaio di essi viene ucciso.
I corni di questi animali sono molto richiesti nel mercato nero asiatico per le presunte proprietà medicinali.




lunedì 7 agosto 2017

Isole Cook: Marae Moana, la riserva marina più grande al mondo


La natura nelle Isole Cook


Le Isole Cook fanno parte dell’Oceania e sono situate nell’Oceano Pacifico. L’arcipelago è composto da 15 isole, famose per la loro bellezza e meta sognata da tanti turisti.

Proprio per salvaguardare la purezza di questi posti, l’ex giocatore di rugby Kevin Iro da anni cerca di rendere più consapevoli e partecipi le persone e le istituzioni riguardo i rischi ambientali corsi dalle Isole.
L’ex campione, tornando nelle Isole Cook con la famiglia al termine della carriera agonistica, ha notato vari cambiamenti: ad esempio, i colori dei fondali marini e delle barriere coralline sono più spenti, non più vivaci e brillanti come un tempo.
Iro ha quindi deciso di dedicarsi alla battaglia ambientalista con la speranza di far tornare a risplendere l’oceano.      

E finalmente si è giunti ad un grande traguardo: il Parlamento si è infatti espresso a favore della creazione di Marae Moana, che diventerà la riserva marina più estesa al mondo.
Si tratta di un’area protetta vasta 1,9 milioni di chilometri quadrati che nasce, appunto, con l’obiettivo di preservare i fondali, la fauna, le barriere coralline e tutto ciò che rende questi luoghi dei veri e propri paradisi terrestri.
In una zona della riserva sarà completamente vietata la pesca, mentre nella parte restante si potrà pescare ma in maniera sostenibile, cercando di rispettare il più possibile la natura.


    

venerdì 14 luglio 2017

Un enorme iceberg si è staccato dall’Antartide

Un iceberg di dimensioni maggiori dell’intera Liguria si è staccato dalla penisola antartica.
L’enorme blocco di ghiaccio, di circa 5800 chilometri quadrati, era tenuto sotto osservazione dal 2014, a causa della grossa frattura che si estendeva a velocità sempre maggiore negli ultimi tempi.
Tra il 10 e il 12 luglio è avvenuto il distacco. I ricercatori affermano che questo non provocherà effetti imminenti sull’innalzamento del livello dei mari, perché l’iceberg stava già galleggiando e quindi anche sciogliendosi non cambierà in modo significativo il volume dell’acqua.
Gli scienziati sono però preoccupati per la parte restante della piattaforma di ghiaccio nell’Antartide, resa più instabile da quanto avvenuto e di conseguenza potenzialmente soggetta a nuovi distacchi o ad un possibile collasso nel futuro. 
Al momento non si possono fare previsioni, non ci sono certezze. Solo con il tempo si scoprirà l’evolversi della situazione.
     
  

sabato 1 luglio 2017

Messico: un passo avanti per la salvezza della vaquita


Vaquita nell'oceano


Il 30 giugno 2017 è stato fatto un significativo passo avanti verso la salvaguardia della vaquita, piccolo cetaceo in via di estinzione di cui avevo parlato poco tempo fa in un post: Messico: arriva il piano per salvare la vaquita dall’estinzione 

L’accordo stilato tra il Governo del Messico, la Leonardo DiCaprio Foundation, la Fundación Carlos Slim e supportato dal WWF prevede vari obiettivi da conquistare per cercare di difendere la vaquita e l’ecosistema marino del Golfo della California.
Ieri, uno di questi traguardi è stato raggiunto: il Governo messicano ha infatti annunciato il passaggio da temporaneo a permanente del divieto dell’uso del tramaglio (rete da posta fissa che viene gettata in acqua e lasciata lì finché le prede non vi restano intrappolate).
Un buon inizio che fa ben sperare per la realizzazione degli altri punti in programma.     


   

lunedì 19 giugno 2017

Messico: arriva il piano per salvare la vaquita dall’estinzione


Due esemplari di vaquita


La vaquita è una piccola focena che vive nel Golfo della California.
Ogni anno, vari esemplari muoiono intrappolati nelle reti da pesca gettate in acqua illegalmente per catturare i totoaba, pesci protagonisti del mercato nero asiatico a causa di alcune presunte proprietà medicinali.

Fino ad un paio di anni fa, si contavano quasi cento esemplari di vaquita; attualmente il numero è sceso a 30 e il pericolo di estinzione diventa sempre più reale, se non si fa qualcosa in proposito.

A preoccuparsi della sopravvivenza di questi piccoli cetacei c’è anche Leonardo DiCaprio. Il famoso attore e ambientalista a inizio giugno ha incontrato il Presidente del Messico, Enrique Peña Nieto, per discutere delle possibili soluzioni al problema, ottenendo la firma di un accordo, il Memorandum of Understanding (MOU).

Il piano prevede la collaborazione tra il Governo messicano, le comunità locali, il sostegno della Leonardo DiCaprio Foundation e della Fundación Carlos Slim, al fine di garantire la protezione dell’ecosistema marino nel Golfo della California dallo sfruttamento eccessivo della pesca.

Un importante obiettivo previsto dal MOU è quello di combattere il più efficacemente possibile le attività di pesca illegali.
In alcune zone verrà vietata la pesca notturna.
Un’altra svolta fondamentale consiste nel rendere il divieto temporaneo dell’uso del tramaglio permanente. Il tramaglio è un tipo di rete da posta fissa: si tratta di una rete da pesca molto lunga, disposta in verticale, che viene lasciata in acqua affinché le prede ne restino intrappolate.
Inoltre, il MOU prevede l’impegno a lavorare a nuovi progetti per promuovere l’adozione di sistemi di pesca più sostenibili presso le comunità locali.

Questo accordo rappresenta un passo avanti per la difesa dell’ambiente marino e per la salvaguardia di una specie ormai in via di estinzione. A questo si aggiunge la speranza di fermare o perlomeno ridurre considerevolmente le attività illegali che devastano i fondali del nostro bellissimo pianeta.       




     

martedì 13 giugno 2017

Ciclovia Tirrenica: da Ventimiglia a Roma in bicicletta


Biciclette al tramonto vista mare


In Italia, negli ultimi anni, sta prendendo sempre più piede lo sviluppo della mobilità e del turismo ciclabile.
Uno dei progetti a cui si sta lavorando è la Ciclovia Tirrenica, che dovrebbe collegare Ventimiglia a Roma mediante un’unica pista ciclabile.

Il tracciato sarà lungo circa 1200 km e coinvolgerà tre Regioni (Liguria, Toscana e Lazio), che hanno già firmato il Protocollo d’Intesa per poter usufruire dei finanziamenti stanziati dal Governo per la realizzazione di ciclovie di interesse nazionale e per richiedere e accedere anche ai fondi dell’Unione Europea.
Circa la metà dei chilometri previsti sono già percorribili, quindi bisogna lavorare per sistemare e completare l’opera e si spera di riuscire a farlo entro il 2020. 

Il progetto è di grande valore: attraverserà numerosi luoghi stupendi dal punto di vista paesaggistico, al quale si aggiunge un rilevante contributo culturale e archeologico, includendo quindi tutte le caratteristiche tipiche che rendono il nostro Paese famoso nel mondo.
Si potranno ammirare coste, lungomare, piccoli borghi caratteristici, aree naturali protette, siti archeologici, città d’arte...

Il cicloturismo è un modello in rapida ascesa, molto diffuso negli altri Paesi e sempre più apprezzato e richiesto anche in Italia.
La sua importanza e il suo impatto a livello economico e, ancor di più, a livello ambientale sono notevoli e non possono far altro che giovare al nostro territorio.         


sabato 3 giugno 2017

Henderson Island: da paradiso a luogo più inquinato al mondo

Quando pensiamo a isolette sperdute, non abitate dall’uomo, ci vengono subito in mente immagini di posti da sogno, incontaminati, popolati da flora e fauna variegati... dei veri e propri paradisi terrestri.
Una volta era davvero così, ma oggigiorno dobbiamo fare i conti con la triste realtà: l’uomo è riuscito a rovinare anche luoghi lontani e impensabili.

Viene prodotta sempre più plastica nel mondo, che spesso non viene smaltita in maniera appropriata e quindi finisce a galleggiare tra le onde dei mari e degli oceani, provocando gravi danni all’ambiente marino, fino a giungere su qualche riva in cui depositarsi per decine e decine di anni, non essendo biodegradabile.
      
Plastica giunta a riva

Henderson Island è situata nell’Oceano Pacifico del sud e fa parte delle Isole Pitcairn. Questo piccolo paradiso, disabitato dall’uomo ma ricco di flora e fauna con specie native del luogo, dal 1988 è nella lista dei Patrimoni dell’umanità dell’UNESCO.

Purtroppo, con il passare degli anni, questo posto rigoglioso e incontaminato si è trasformato in un vero e proprio cimitero dei rifiuti.
Una ricerca conclusa da poco ha rivelato dati incredibili: sull’isola sono presenti quasi 38 milioni di detriti di plastica, per un peso di circa 17.6 tonnellate. Questa costituisce la più alta densità di rifiuti registrata al mondo, che si accumulano in quel luogo anche a causa delle correnti.

Oltre al desolante degrado e all’inquinamento ambientale, bisogna pensare ai pericoli che ogni giorno corrono gli animali: le tartarughe spesso restano intrappolate nelle reti da pesca e in altri oggetti, i granchi costruiscono la propria casa in contenitori di plastica, e molti animali ingeriscono piccoli pezzi che, ovviamente, nuocciono alla loro salute e in alcuni casi portano al soffocamento.

Sembra impossibile che una situazione del genere si presenti in un’isola così lontana dagli insediamenti umani e questo dovrebbe far riflettere e spingere tutti ad agire, prima che sia troppo tardi.  

La ricerca è stata pubblicata sulla rivista scientifica statunitense Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America, anche nota come PNAS (www.pnas.org).


   

domenica 21 maggio 2017

Mar Adriatico e mar Ionio: un bagno tra i rifiuti


Onde del mare si infrangono a riva


Si è da poco conclusa una lunga ed approfondita ricerca riguardante le condizioni delle spiagge, delle acque in superficie e dei fondali marini nel mar Adriatico e nel mar Ionio.
Il progetto, chiamato “DeFishGear” (Derelict Fishing Gear Management System in the Adriatic Region), è durato tre anni e ha coinvolto Italia, Albania, Bosnia ed Erzegovina, Croazia, Grecia, Montenegro e Slovenia. 
I risultati, come era immaginabile, non sono per niente buoni.

I nove enti e i sette Stati coinvolti nello studio si sono trovati davanti una quantità enorme di cotton fioc, bottiglie di vetro, lattine, mozziconi di sigaretta, contenitori di vario genere e molto altro. A devastare i nostri mari, più di ogni altra cosa, è la plastica: sacchetti per la spesa, pacchetti di patatine, involucri di gelati, bottiglie, imballaggi, giocattoli, resti derivanti dalle attività di pesca e acquacoltura...

La densità di spazzatura trovata è molto alta ed è agevolata da vari fattori, ad esempio: diversi corsi d’acqua (anche grandi, basti pensare al fiume Po) terminano il proprio percorso gettandosi in quei mari, con tutti i detriti e i rifiuti delle città attraversate al seguito; molte zone sono abbondantemente popolate e a questo bisogna aggiungere un elevato numero di turisti che affollano ogni anno le coste; il turismo porta in quei luoghi anche navi da crociera; i settori della pesca e dell’acquacoltura sono ampiamente diffusi.

Italia, Grecia e Montenegro si sono dedicati anche all’analisi di alcune specie di pesci per ottenere dati riguardanti la quantità e il tipo di rifiuti ingeriti, riscontrando differenze in base alle diverse varietà e alle zone. 

I ricercatori ritengono che per migliorare la preoccupante situazione sia molto importante puntare su campagne di sensibilizzazione nelle spiagge e sulla produzione di materiali biodegradabili e biocompatibili. 

       

martedì 9 maggio 2017

La comunità degli Ikebiri denuncia l’Eni a causa del petrolio

La piccola comunità nigeriana degli Ikebiri ha denunciato la famosa multinazionale italiana Eni.
Il motivo riguarda un incidente risalente al 2010, quando un guasto all’impianto estrattivo della Naoc (Nigerian Agip Oil Company, società tramite la quale Eni opera nel Paese) ha provocato la fuoriuscita di petrolio nella zona in cui vivono gli Ikebiri, il Delta del Niger.
Le conseguenze sul territorio sono state enormi, come si può immaginare: contaminazione dei corsi d’acqua (con il doppio problema acqua + pesca), delle foreste, dei campi dedicati all’agricoltura... 
   
L'Eni ha ammesso il fatto, ma afferma di aver ripulito l’area, anche se manca una documentazione al riguardo.
La comunità ha deciso di denunciare l’azienda per ottenere la totale pulizia del luogo con una adeguata bonifica e per avere un risarcimento danni.
L’idea della multinazionale di cavarsela con un risarcimento equivalente a qualche migliaio di euro è andata a vuoto, quindi sarà il tribunale a valutare la situazione e ad emettere un verdetto. 

In realtà, le fuoriuscite di petrolio nella zona del Delta del Niger sono frequenti e le popolazioni che risiedono in quei territori sono costrette a subire effetti devastanti sulla propria pelle, nelle acque e nelle terre che coltivano, provocati da un business fuori controllo imposto dai giganti del settore. 

     

martedì 11 aprile 2017

Alle Fiji il resort alimentato al 100% da energia solare


Panorama delle isole Fiji


Poco dopo il progetto realizzato nell’isola di Ta’u ( Ta’u, l’isola che ha sostituito il diesel con l’energia rinnovabile ), la famosa azienda Tesla, i cui settori di competenza sono automobili, sistemi di immagazzinamento di energia solare e pannelli solari, è tornata in campo, questa volta nelle isole Fiji. 

L’azienda ha consegnato 20 unità Powerpack all’isola di Malolo, appartenente all’arcipelago delle Mamanuca.
Verso la fine del 2017 sarà pronto il Vunabaka Resort, un progetto che comprende 60 appartamenti di lusso e un resort di lusso, chiamato “Six Senses Fiji”.
Come nella maggior parte delle piccole isole, il problema dell’elettricità non è da sottovalutare, ma in questo caso verrà risolto grazie ad un sistema efficace ed ecologico: il resort, infatti, sarà alimentato al 100% da energia solare, che verrà immagazzinata nelle batterie Tesla.

Ad occuparsi della creazione della microrete di pannelli solari e batterie è la società neozelandese PowerSmart, che opera nel settore dell’energia solare. 


   

sabato 8 aprile 2017

Isole Svalbard: una banca dei semi per salvare la biodiversità


Paesaggio isole Svalbard, Mar Glaciale Artico


Esistono diversi fattori in grado di mettere a rischio la biodiversità agricola che da sempre caratterizza la Terra: inquinamento, cambiamenti climatici, agricoltura intensiva e industriale, catastrofi naturali, guerre...

Per preservare il patrimonio genetico ed evitare la perdita di specie vegetali è stata realizzata una struttura dal valore inestimabile.  

Le isole Svalbard sono terre norvegesi situate nel Mar Glaciale Artico.
Nell’isola di Spitsbergen, la più vasta e popolata dell’arcipelago, si trova lo Svalbard Global Seed Vault.
In questo deposito è custodita la più grande varietà di sementi al mondo. 
Inaugurato ufficialmente il 26 febbraio 2008, attualmente contiene più di 900000 campioni di semi provenienti da ogni angolo del pianeta, ma è un numero in continua crescita.
Il bunker è stato costruito sottoterra, nel permafrost, per garantire la protezione dallo scioglimento dei ghiacci artici e il mantenimento delle sementi abbastanza a lungo (con questo si intende decine di anni) anche in caso di blackout o guasto.
Per sostenere l’opera sono arrivati finanziamenti da diversi governi e organizzazioni; una grande somma di denaro, ad esempio, è stata investita dalla Bill & Melinda Gates Foundation.

La Siria ha già richiesto alcuni semi indietro, perché a causa della guerra il Centro Internazionale per la Ricerca Agricola in Aree Asciutte (ICARDA) di Aleppo ha dovuto fare i conti con l’occupazione da parte di gruppi armati ed è stato quindi inevitabile cambiare sede.
Una volta riavviata la produzione, i semi verranno rimandati alle Svalbard.
Questo testimonia l’efficacia e l’immenso valore del progetto norvegese.  


  

sabato 25 marzo 2017

Sardegna green con 2000 km di pista ciclabile


Biciclette nella natura al tramonto


Sembra che anche l’Italia, come altri Paesi fanno da molti anni, abbia deciso di scommettere sulla sostenibilità e sulla bellezza delle due ruote.

Tra i vari progetti in fase di sviluppo, o comunque in attesa di prendere il via, c’è quello riguardante la Sardegna. L’idea è di realizzare una pista ciclabile lunga addirittura 2000 chilometri, che si snoderà per tutta l’isola attraverso 5 tracciati principali da cui si dirameranno 42 percorsi.
I primi milioni di euro sono già stati stanziati.
L’obiettivo è quello di espandere la propria proposta: oltre alle meravigliose spiagge si punterà al cicloturismo e quindi a migliaia di appassionati che potrebbero arrivare sul territorio non solo in estate ma durante l’intero anno, per praticare un po’ di sano sport circondati da paesaggi mozzafiato, storia, usi e costumi da scoprire.
Il tutto sempre all’insegna dell’ecocompatibilità, per preservare la qualità della vita e ambientale tipiche dell’isola.      



          

venerdì 17 marzo 2017

Un lago, tre regioni, 140 km di pista ciclabile: il Lago di Garda


Lago di Garda


Il Lago di Garda è una meta molto nota e amata da turisti italiani e stranieri.
Sul finire del 2016 è stato approvato un progetto che renderà questo luogo ancora più interessante e piacevole: verrà infatti realizzata una pista ciclabile che circonderà l’intero lago, lunga 140 chilometri.

Alcuni tratti ciclabili esistono già, ma l’obiettivo è di completarli e unirli, ottenendo un percorso che segua tutta la costa. 
È il cosiddetto Garda by Bike, a cui stanno lavorando le tre regioni su cui si affaccia l’incantevole specchio d’acqua: Lombardia, Veneto e Trentino-Alto Adige. 

Panorama del Lago di Garda


Una valorizzazione del territorio che mira ad attirare nuove persone, amanti dello sport e della natura, e che costituisce un passo importante dal punto di vista turistico, da quello economico e anche a livello ambientale, grazie all’incoraggiamento all’uso di un mezzo ecologico come la bicicletta.