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sabato 2 settembre 2017

Cibi pronti: una pericolosa comodità

I cibi pronti sono considerati una grandissima comodità dalla maggior parte delle persone. Tra lavoro, studio e impegni di ogni genere, in quanti trovano il tempo e la voglia di prepararsi tutto in casa? E così riempiamo i carrelli della spesa con merendine confezionate (brioches, biscotti, dolcetti vari), gustosi cibi surgelati già pronti (bastano pochi minuti di cottura e abbiamo un bel piatto di pasta con condimenti vari, secondi, contorni e chi più ne ha più ne metta).
Tutto fantastico... almeno all’apparenza. Già, perché in realtà di solito questi cibi non sono il massimo per il nostro organismo. Sono ricchi di additivi spesso nocivi e abbastanza inutili: abbiamo proprio bisogno di avere un pacco di brioches che scade dopo mesi e mesi? O di una cosa talmente perfetta nell’aspetto, ma che magari non ha neanche un sapore entusiasmante, da sembrare finta?

Inoltre, per la loro realizzazione solitamente vengono preferiti ingredienti che costano meno, pieni di pesticidi o grassi saturi, in modo da avere un guadagno maggiore... la nostra salute intanto ci perde, così come il portafogli, dato che anche i cibi con ingredienti scadenti o dannosi non vengono di certo regalati.

Avete mai notato, ad esempio, tra gli ingredienti una serie di "E" seguita da numeri? Con quelle sigle vengono indicati gli additivi.
I numeri tra 100-199 si riferiscono a coloranti; tra 200-299 a conservanti; tra 300-399 ad antiossidanti e correttori di acidità; tra 400-499 ad addensanti, stabilizzanti ed emulsionanti; tra 500-599 a regolatori di acidità e antiagglomeranti; tra 600-699 ad esaltatori di sapidità; ecc.. 

Alcuni additivi sono naturali, ma molti sono chimici.
Sono proprio tutti necessari? Un tempo le nonne e le mamme preparavano tutto in casa, al naturale, con ingredienti semplici e, paradossalmente, oltre ad essere tutto più genuino era anche più buono.  

Adesso invece assumiamo ogni giorno, o quasi, ingredienti anche altamente nocivi. È il caso, ad esempio, degli additivi E320 e E321 (Gli additivi E320 e E321 (butilidrossianisolo o BHA e butilidrossitoluene o BHT)).

L’elenco di sostanze che ingeriamo che provocano anche solo piccoli disturbi quotidiani è davvero vasto. Mi riferisco a bruciore di stomaco, nausea, irritazioni al tubo digerente e via dicendo... Tutte cose che, oltre ad essere fastidiose nel momento in cui le proviamo, a lungo andare possono danneggiare più seriamente il nostro corpo.


Come mai i produttori usano regolarmente questi ingredienti, non dovrebbero essere illegali? No, è tutto nella norma. Alcune sostanze, nel corso degli anni, hanno subito divieti o limitazioni in seguito a studi approfonditi; altre sono ancora sotto esame.
Generalmente, vengono stabiliti dei limiti nel dosaggio: per fare il tale prodotto si può usare al massimo tot di quell’ingrediente. Rispettando queste quantità la sostanza non dovrebbe provocare particolari danni all’organismo.
Veniamo però ai punti chiave:
1. Se mangio più alimenti (magari a mia insaputa, perché non sono tenuta/o a conoscere tutto il mondo degli additivi) che contengono il tale additivo, supero facilmente la dose massima giornaliera ritenuta “innocua”.  
2. Si conoscono i “difetti” dei singoli ingredienti, ma più additivi insieme (le varie portate di un pasto o comunque i vari cibi che si mangiano nel corso di tutta una giornata) come interagiscono tra loro? Altro problema.  
3. Quest’ultimo punto, infine, è molto soggettivo. A me, personalmente, poco importa di una dose giornaliera considerata sicura: se una sostanza è classificata come nociva, mi provoca fastidi digestivi, irritazioni e in alcuni casi può addirittura essere cancerogena, preferirei non assumerne neanche una particella minuscola. 


Purtroppo, nel mondo moderno è praticamente impossibile evitare del tutto l’assunzione di additivi, pesticidi e altre cose insalubri; però possiamo informarci, leggere attentamente le etichette, preferire i prodotti biologici quando è possibile e fare tante altre piccole cose per cercare almeno di ridurre la quantità quotidiana di queste sostanze.


     

domenica 14 maggio 2017

Gli additivi E320 e E321 (butilidrossianisolo o BHA e butilidrossitoluene o BHT)

Ogni giorno prendiamo dagli scaffali del supermercato cibi di cui non leggiamo neanche le etichette degli ingredienti. La verità è che spesso leggerle o non leggerle è la stessa cosa, perché non siamo informati su cosa si celi realmente dietro le varie sigle o i vari nomi che compongono il nostro prelibato pasto o spuntino.

Per la maggior parte della mia vita ho fatto così anch’io: compravo senza sapere cosa mangiavo. Pian piano, però, ho cominciato a prestare attenzione agli articoli sui giornali e agli approfondimenti su questi argomenti ed è tutto cambiato: ho iniziato ad informarmi seriamente su tutto il possibile, a volte scoprendo anche cose assurde (almeno secondo me).
Quindi adesso cerco di eliminare o comunque ridurre al minimo il consumo degli ingredienti più nocivi.

Un esempio di cui voglio parlare riguarda gli additivi E320 e E321, impiegati nel settore alimentare, ma anche in quello cosmetico e farmaceutico.

Il butilidrossianisolo, conosciuto anche come BHA o E320, viene usato nell’industria alimentare come antiossidante per evitare l’irrancidimento dei prodotti. Si trova nelle gomme da masticare, nei biscotti, negli gnocchi di patate (e anche nei preparati per farli), nelle barrette di cereali e in molti altri alimenti.
Secondo vari studi eseguiti, questo additivo contribuisce ad aumentare il colesterolo cattivo, distrugge sostanze come la vitamina D, può irritare gli occhi, la pelle e le mucose, ed è stato classificato come probabile cancerogeno.
In molti Paesi è vietato usarlo negli alimenti per bambini.  

Il butilidrossitoluene, noto anche come idrossitoluene butilato, BHT o E321, presenta caratteristiche simili, si trova nelle stesse tipologie di alimenti e può provocare, tra le varie cose, danni epatici.  

Come ho scritto in precedenza, questi due pericolosi additivi trovano impiego anche in campo farmaceutico e in quello cosmetico, quindi bisogna prestare sempre molta attenzione alle etichette. Ho trovato il BHT anche tra gli ingredienti del balsamo per capelli di famose marche.   

Ci si può domandare per quale motivo si possano usare tranquillamente sostanze del genere. La risposta è semplice: è tutto legale, ovviamente; vengono stabilite delle dosi massime che il corpo umano può assumere senza subire particolari danni e in base ad esse viene elaborato un prodotto.
Il problema è che una persona può, in un solo giorno, prendere un medicinale, usare qualche cosmetico e mangiare più cose contenenti questi additivi, accumulando, così, varie dosi della stessa sostanza nell’organismo e superando, con ogni probabilità, la quantità massima prevista.


  

martedì 14 marzo 2017

AAA Cercasi buccia di agrumi commestibile


Arance sull'albero


Quante volte abbiamo letto in una ricetta di aggiungere una certa quantità di scorza di limone o di arancia, per dare un tocco migliore ai nostri piatti e bevande?
È una cosa normale per chi si diletta in cucina, eppure, facendolo potremmo aver ingerito sostanze non commestibili.
Purtroppo, infatti, oltre alle massicce dosi di pesticidi, i nostri cari frutti vengono trattati in modo da apparire ai nostri occhi esteticamente perfetti (anche se a volte neanche questi trucchetti funzionano) e invitanti.

Se compriamo prodotti nelle retine, ci deve essere l’etichetta con scritto che i frutti sono trattati e che la buccia non è edibile (commestibile, appunto), ma quando acquistiamo arance, mandarini e limoni sfusi non c’è niente ad informare il consumatore.
Attenzione, perché non è sufficiente un semplice lavaggio per eliminare questi potenti e pericolosi additivi: alcuni di essi riescono anche a raggiungere la polpa.

Limoni sull'albero


Vengono impiegati cere e prodotti di origine petrolchimica, antimuffa, antiparassitari, fungicidi. Alcuni esempi: difenile o bifenile (E230), ortofenilfenolo (E231), tiabendazolo (E233), imazalil.
Tutto questo viene fatto soprattutto per rendere il frutto lucido, per fargli mantenere un bell’aspetto e per evitare il suo deterioramento il più a lungo possibile.  

Una delle cose assurde è che in Italia alcuni additivi usati per questi trattamenti sono vietati, ma li ritroviamo lo stesso nelle nostre case, perché importiamo frutta da Paesi che ricorrono ad essi in quantità elevate.
Abbastanza illogico è anche il fatto che nel mondo (Italia inclusa) sia consentito l’uso di sostanze come l’imazalil, classificato secondo vari studi come pericoloso e probabile cancerogeno, ma non abbastanza allarmante da impedirne l’impiego.

Mandaranci con foglie


Cosa si può fare, quindi?
Come sempre, leggere bene le etichette, optando per quelle con la dicitura “non trattati” e affidarsi ad agrumi biologici, che non subiscono lavorazioni.
Con i frutti importati probabilmente si corrono maggiori rischi, perché sono sottoposti a viaggi più lunghi e di conseguenza hanno più possibilità di marcire.
Inoltre, ovviamente, è molto improbabile che per la grande distribuzione vengano utilizzati i costosi prodotti biologici; bisogna tenerlo presente quando si vogliono acquistare marmellate di arance, dolci e qualsiasi altro cibo o bevanda contenente scorza di agrumi.



domenica 5 marzo 2017

Curiosità in cucina - Olive nere e gluconato ferroso


Olive sull'albero


Ecco uno dei casi in cui è appropriato ricorrere al detto: “L’apparenza inganna”.
Mi riferisco a quando andiamo al supermercato a comprare una confezione di olive nere senza sapere che, in realtà, non è ciò che stiamo acquistando.
Bisogna sempre prestare attenzione alle etichette. Sulla maggior parte delle confezioni in vendita, infatti, tra gli ingredienti viene segnalato il gluconato ferroso, anche noto come E579.
Che cos’è? È un additivo usato per colorare artificialmente le olive. Sì, avete capito bene: queste fantomatiche olive nere non sono altro che olive verdi colorate di nero.
A volte, per questa operazione, viene usato il lattato ferroso, o E585.

Raccolto di olive


Ma perché si usano questi metodi? Probabilmente perché le olive mature, essendo più morbide, rendono più difficili e di conseguenza più costosi i processi di raccolta, trasporto e snocciolamento industriale. 

Il consumatore, però, non è tenuto a conoscere ogni additivo esistente, quindi trovo scorretto non scrivere le cose chiaramente sulla confezione.

Se volete delle VERE olive nere mature, quindi, attenti alle etichette oppure comprate direttamente quelle biologiche, che non possono essere sottoposte al processo di colorazione artificiale.